Descrizione
NATURA PIEVESE – MESE DI MARZO 2026 
Rubrica mensile a cura di Graziano Cireddu*
“Buona primavera, per chi vola non c’è frontiera”, cantavano i Pooh, e mai parole furono più adatte a descrivere il risveglio della nostra terra. Finalmente ci siamo: la primavera è alle porte e, dopo il grigiore e le piogge, accogliamo questo mese con un liberatorio: “era ora!”.
L’Oasi del Tolcinasco, insieme alle campagne che la abbracciano, torna a reclamare la nostra ammirazione. Ma cosa si svela agli occhi del visitatore (l’Oasi sta per riaprire le porte dopo la pausa invernale) in questo magico crinale dell’anno? Scopriamolo insieme, seguendo il ritmo della natura.
Il ritorno dal cielo
Il primo segnale del cambiamento è nel cielo. I grandi viaggiatori che hanno svernato in Africa tornano finalmente a casa, superando migliaia di chilometri senza conoscere confini.
Dalla seconda metà di marzo, le nostre cascine tornano a popolarsi di rondini e balestrucci. Sono soprattutto questi ultimi i protagonisti dei nostri sottotetti, riconoscibili dal groppone bianco e dalla coda meno forcuta rispetto alla rondine europea, ormai più rara e bisognosa di tutela. Il loro garrito è la vera colonna sonora della rinascita agricola.
Altro ospite illustre che riappare dopo il lungo soggiorno nell’Africa sub-sahariana è la cicogna bianca. Sebbene non abbiamo ancora colonie stanziali permanenti, è sempre più frequente ammirarle mentre perlustrano le marcite e i campi arati a caccia di prede. Creature fedeli, tendono a tornare ogni anno negli stessi luoghi, quasi a voler riallacciare un filo mai spezzato con il nostro territorio.
La garzaia, cuore dell’Oasi.
Tuttavia, il vero fiore all’occhiello del Tolcinasco resta la garzaia. Qui, in un condominio naturale frenetico e affascinante, convivono circa 700 coppie tra aironi (cenerini e guardabuoi), cormorani e gli esotici ibis sacri. Proprio in questi giorni ha inizio il “gran ballo”: i corteggiamenti, la parata delle piume nuziali e la frenetica costruzione dei nidi. Se vi state chiedendo cosa vedere nell’Oasi in questo periodo, la risposta è una sola: andate ad osservare la vita che si rigenera nel cuore della garzaia.
La “tavolozza di colori” dell’Oasi
Dopo le timide primizie di febbraio, entriamo nel vivo di una fioritura che ci accompagnerà fino a maggio: il bianco e il giallo degli anemoni si mescolano all’azzurro delle pervinche e al viola delicato delle veccie. Con un pizzico di fortuna, tra l’erba alta si possono scorgere i rari narcisi selvatici, gioielli di rara eleganza.
Oltre ai fiori del terreno, si colorano arbusteti e alberi: di bianco i prugnoli e i ciliegi selvatici, di rosa pastello i peschi. Anche i sambuchi iniziano timidamente a preparare le loro ombrelle profumate.
L’Oasi è pronta a offrirci il suo spettacolo più autentico, ma attenzione: quando avrete l’occasione di visitarla, è fondamentale muoversi in silenzio e restare rigorosamente sui sentieri tracciati. L’uso di un binocolo permette di ammirare i dettagli dei nidi rispettando le distanze di sicurezza, mentre la pazienza nell’attesa vi premierà con avvistamenti più naturali e autentici.
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Foto:
@Adobe Stock
@Maria Grazia Frisone
* Graziano Cireddu è laureato in Scienze ambientali e naturali. È stato Responsabile dell’Area Ambiente del Comune di Pieve Emanuele fino a giugno 2022. Oggi è Vice-presidente del Comitato di Coordinamento della Protezione Civile - Provincia di Milano.
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Ultimo aggiornamento: 5 marzo 2026, 14:14