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CELEBRAZIONI 25 APRILE

 
CELEBRAZIONI 25 APRILE

 

Pieve Emanuele, 25 aprile 2021

DISCORSO DEL SINDACO

 

Buongiorno a tutti,

anche quest’anno abbiamo dovuto contenerci nel celebrare la Festa della Liberazione attenendoci alle disposizioni dettate dalla Prefettura.

Voglio rivolgere comunque un saluto alle poche persone presenti, e chi ci sta guardando sulla pagina Facebook. Ai qui presenti: la Sindaca dei ragazzi Mia Iacobellis, al Presidente del Consiglio Comunale Pierluigi Costanzo, a Don Bernardo, al Presidente ANPI Carlo Foglino e ai miei assessori.

Voglio fare una premessa: da sempre apprezzo molto le parole del nostro parroco durante le funzioni e oggi ne sono stato particolarmente colpito. Ha fatto riferimento a due concetti, quello del male e quello dell'abbraccio e questi termini mi hanno fatto pensare all’ennesimo drammatico naufragio nel mediterraneo, che ha ucciso almeno 100 persone. Il Mediterraneo deve rimanere un mare che abbraccia le numerose terre che si affacciano sulle sue acque, non può rappresentare il male. Abbandoniamo l’indifferenza e votiamoci all’accoglienza: che il mediterraneo diventi il luogo in cui si compie il battesimo dell’accoglienza.

Ma torniamo al 25 aprile: oggi ci ritroviamo come di consueto in questa data per celebrare la liberazione dell’Italia dal nazifascismo avvenuta nel 1945. Da sempre diciamo che il passato deve insegnarci a meglio affrontare le sfide del presente e credo che le donne e gli uomini di allora possano davvero indicarci la via giusta per uscire dal nostro momento più buio, quello dell’emergenza sanitaria che stiamo ancora vivendo. Questo può avvenire attraverso una rilettura aggiornata delle parole che caratterizzano storicamente questa giornata, ossia Resistenza, Partigiani, Libertà.

Lo scorso anno, quando la pandemia è iniziata, in molti l’hanno paragonata subito ad una guerra, perché ha imposto le proprie regole senza fare sconti a nessuno, perché ci ha terrorizzati, ha seminato incertezze e minato i nostri punti fermi: il diritto alla salute, il significato dello stare insieme, a molti ha tolto il lavoro. Credevamo che in un paio di mesi di lockdown avremmo sconfitto il nemico, sembrava potesse essere una sorta di guerra lampo, invece si è rivelata e continua a manifestarsi come un continuum di battaglie, sta logorando la soglia di sopportazione di tanti. Qui vi invito dunque a riflettere sul concetto di Resistenza, inteso come quell’atteggiamento che nasce insieme dalla pazienza e dalla consapevolezza che la luce infondo al tunnel c’è, per quanto buio possa sembrare. Per raggiungerla bisogna camminare uniti, in una fiera marcia verso la direzione giusta: nel nostro mondo che corre sempre alla massima velocità sembra impossibile, ma è necessario. Come ci hanno insegnato i partigiani, per anni nascosti, lontani dalle famiglie, ci sono nemici che si vincono solo all’urlo di Resistere, Resistere, Resistere!

Partigiani, dicevo: per definizione “coloro che hanno scelto di stare da una parte”. Negli anni 40 quella parte era l’antifascismo e ci si stava imbracciando un fucile magari, compiendo atti talvolta eroici, donne e uomini, anziani, adulti o giovanissimi. Come il nostro concittadino Luigi Gemelli, fucilato a Rocca Susella a soli 19 anni, dopo essersi scavato la fossa da solo. Sapeva cosa rischiava, ma il suo ideale di libertà valeva la pena. Al suo ricordo oltre questa via e la scuola è intitolata, anche la benemerenza civica di Pieve Emanuele, che quest’anno andrà proprio a premiare i nostri moderni partigiani, ossia tutti i volontari, i cittadini e le forze dell’ordine che non hanno esitato durante questo anno tremendo a stare in prima linea a fianco all’amministrazione comunale, per gestire l’emergenza coronavirus. Hanno scelto da che parte stare, ossia dalla parte, di chi stava male per il virus, di chi non poteva fare la spesa o uscire per comprare medicinali, di chi aveva bisogno di una voce amica o semplicemente ricevere una mascherina, nei primi mesi introvabili. Anche loro si sono esposti in prima linea rischiando di contagiare sé stessi e i propri cari, per un obiettivo più grande e nobile: aiutare e supportare la nostra comunità ad uscire dal tunnel del covid.

Per questo motivo sono particolarmente orgoglioso di conferire loro il Premio Gemelli 2021, che doveva avvenire questo pomeriggio, ma viste le disposizioni Prefettizie abbiamo dovuto spostarla a sabato 1 Maggio. Grazie alla nostra Protezione Civile, alla Croce Rossa, all’Associazione nazionale Carabinieri, all’Associazione Poliziotti Italiani, agli Agenti accertatori Ecologici, al Cral Sociale di Novelis Il Rotolo e all’Associazione Culturale Anassagora; grazie alla nostra Polizia Locale e ai nostri Carabinieri, alla Caritas, ai Vigili del fuoco e ai numerosi cittadini che nei modi più disparati si sono rimboccati le maniche dandoci un enorme supporto in questo anno davvero faticoso. 

Qualcuno mi ha chiesto se mi ha stupito, lo slancio di solidarietà e la levata del volontariato dei pievesi? Gli ho risposto di no, perché so che siamo una città generosa, una comunità che nonostante tutto sa e vuole fare del bene al prossimo e a sé stessa. Ma non dimentichiamo che, in questa guerra al covid, partigiano è ognuno di noi: mentre tiene su la mascherina, quando sceglie di vaccinarsi, mentre disinfetta le mani al figlio prima di entrare a scuola. Oggi come allora, è necessario che ognuno di noi faccia la sua parte, che benché sembri piccola, è sempre assolutamente necessaria.

È necessaria a riconquistare a pieno la nostra libertà, intesa come la nostra vita nel modo in cui era prima che il paziente zero di Codogno cambiasse per sempre il corso delle cose: un abbraccio, una serata al cinema, un’ora in palestra o una pizza al tavolo devono tornare ad essere delle normalità.

Se siamo stati capaci di rivisitare gli insegnamenti che i nostri padri e i nostri nonni ci hanno lasciato, tiriamo ora una riga e cerchiamo di capire cosa abbiamo imparato noi in questi mesi, per poter a nostra volta tramandare il nostro messaggio alle prossime generazioni. I partigiani, quelli di ieri e quelli di oggi, ci hanno ribadito che l’unione fa la forza. Specialmente all’inizio della pandemia, nonostante le distanze fisiche imposte, ci siamo davvero sentiti uniti, in senso globale, a prescindere da confini nazionali o regionali, al di là del colore della pelle o delle nostre bandiere politiche. Certo, è stato il classico effetto che spesso fa all’inizio la paura, ma voglio chiedervi di fare in modo che anche questo diventi un monito per tutti noi: i momenti di difficoltà ci uniscono, poi possiamo scegliere di rimanere uniti, per essere più forti. Da soli possiamo essere bravi, ma insieme possiamo diventare eccezionali.

Evviva la Resistenza, evviva i Partigiani, evviva la Libertà. Di ieri e di oggi.

Buon 25 aprile a tutti.

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